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La Campagna “ARIANOVA“

Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici: una grave minaccia per la nostra salute

L’Ambiente in cui viviamo rappresenta una condizione determinante per la nostra salute, al pari delle condizioni sociali ed economiche. I cambiamenti climatici condizionano la nostra salute sia in modo diretto (ondate di calore, eventi meteorici estremi, etc.) sia in modo indiretto favorendo la diffusione di malattie infettive (come la Dengue e il colera ad esempio), le zoonosi (come la recente pandemia da Covid-19) e la riduzione della disponibilità di risorse alimentari e idriche. Senza considerare le enormi ripercussioni sociali, politiche ed economiche che questi fenomeni inducono favorendo le migrazioni, i conflitti militari, etc.

E’ stato dimostrato che le alterate condizioni climatiche aumentano il rischio di gravi complicanze durante la gravidanza (eclampsia, preeclampsia) e di nascite premature. L’aumento della temperatura atmosferica è stato messo in relazione con l’aumentata incidenza di suicidi (Stati Uniti e Messico) e con la prevalenza di obesità e sindrome metabolica. Quest’ultima è caratterizzata dalla contemporanea presenza di almeno tre alterazioni metaboliche ed emodinamiche tra cui: la circonferenza vita aumentata ( >102 per gli uomini o 88 cm per le donne), l’ipertensione arteriosa, la riduzione del colesterolo HDL, l’ipertrigliceridemia e l’iperglicemia a digiuno, che rappresentano un fattore di rischio per l'insorgenza di malattie cardiovascolari e tumori

Mortalità e Aspettativa di Vita

Solo alcuni degli inquinanti atmosferici (vedi Scheda “Gli Inquinanti atmosferici”) come la CO2, il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), i gas fluorurati e l’Ozono sono considerati “gas serra“ ovvero contribuiscono all’innalzamento della temperatura globale e dunque sono responsabili del cambiamento climatico. Tutti i precedenti, con l’eccezione dell’ozono (normalmente presente solo nella stratosfera), sono presenti in natura ma a concentrazioni molto inferiori a quelle attuali prodotte dalle attività umane.

L’inquinamento atmosferico è la principale causa ambientale di morbilità e mortalità nel mondo. In particolare, quello da particolato fine (particelle <2,5 micron di diametro) sarebbe stato responsabile nel 2016 di circa 4 milioni di morti premature per arrivare a un totale di 7 milioni se si considerassero tutte le cause di inquinamento dell’aria, di cui il 90% nei Paesi a basso e medio reddito (Lancet Countdown 2019).

Uno studio sulla mortalità prematura da inquinamento dell’aria in 1000 città europee conclude che una considerevole proporzione di morti premature annuali potrebbero essere evitate se si riducessero i livelli degli inquinanti al disotto dei limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).

Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute sono dovuti prevalentemente all’esposizione alla frazione respirabile di Ozono, ossidi di azoto (Nox) e materiale particellare sospeso, il famoso particolato (PM): PM 10, PM 2,5 e <0,1 micron di diametro (PUF= particolato ultrafine).

Il PUF, in particolare, è in grado di adsorbire sulla sua superficie altre sostanze come diossine, metalli pesanti, spore, batteri e virus.

Per le sue dimensioni submicroscopiche il PUF è in grado di superare tutte le barriere anatomiche e funzionali a cominciare da quella degli alveoli polmonari e di diffondere nel torrente circolatorio fino a raggiungere tutti i tessuti superando la barriera emato-encefalica (l’ingresso al nostro sistema nervoso centrale) e persino la barriera placentare.

Il PUF attraversa facilmente le membrane cellulari penetrando in tutte le cellule incluse quelle del nostro sistema immunitario (ad es. macrofagi, linfociti, etc.) e le cellule gametiche, quelle deputate alla trasmissione dei caratteri genetici, fino ad attraversare le membrane nucleari dove risiede il nostro genoma.

Per le sue capacità di indurre variazioni EPIGENETICHE (cioè in grado di influenzare l’espressione dei geni senza alterare la sequenza del DNA) è oggi considerato l’inquinante più pericoloso.

Il PUF, accumulandosi nelle cellule endoteliali (le cellule che rivestono la superficie interna dei nostri vasi), sarebbe responsabile di uno stato infiammatorio cronico a carico dell’endotelio (il rivestimento interno dei vasi) dei vari organi ed apparati (la cosiddetta “disfunzione endoteliale”) in grado di attivare il processo aterosclerotico e i meccanismi pro-trombotici.

Il PUF favorirebbe anche l’insorgenza di malattie autoimmuni, endocrino-metaboliche (obesità e diabete mellito tipo 2), neurodegenerative (sclerosi multipla, Parkinson, Alzheimer, etc) e tumorali.

Tutte patologie in grande aumento negli ultimi anni. L’esposizione protratta al PUF (come avviene negli anziani) è verosimilmente la condizione predisponente alla sindrome infettiva provocata dal Covid-19. Questo virus (come altri del resto) agirebbe da “trigger” per la riacutizzazione dell’endotelite cronica da inquinamento, che così diviene rapidamente iperacuta e sistemica, ovvero quella tipica delle forme più gravi di Covid-19.

A cura di

Franco Bergesio

NEOPLASIE DEL BAMBINO E INQUINAMENTO DELL’ARIA

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Da un recente rapporto dell’ACP (Associazione Culturale Pediatri) citiamo :
“Il bambino è più suscettibile dell’adulto a sostanze carcinogene per la maggior capacità di assorbimento e la minore capacità di eliminazione oltrechè per il maggior tempo di esposizione. Ciò può condizionare l’insorgenza di tumori anche in età successive. L’esposizione può verificarsi in epoca preconcezionale (sperma, ovulo) e in utero.
L’esposizione paterna è prevalentemente dovuta ai pesticidi (lavoratori agricoli, giardinieri) e al benzene (solventi, vernici: falegnami, imbianchini, calzolai, operai in industrie chimiche e meccaniche) e ai contaminanti dell’acqua e del cibo. L’esposizione paterna ai pesticidi è stata correlata a un aumento del rischio dia tumori del sistema nervoso centrale (neuroblastoma) dei figli, mentre l’esposizione a idrocarburi (materiale plastico) a un incremento del rischio di leucemia linfoblastica acuta nei figli.
L’esposizione materna è legata all’attività professionale (mercurio, piombo pesticidi, benzene, nel caso di cuoche, parrucchiere, lavoranti agricole, operaie in industrie chimiche, PVC nel caso di infermiere di sala operatoria), all’attività domestica (detersivi e prodotti per la casa) e ai contaminanti di acqua e cibo. Si è osservato un incremento dei casi di leucemia linfoblastica acuta e tumori del tessuto connettivo”.

Dal Report 2018 dell’Istituto Superiore di Sanitàsi segnala che tra i principali effetti sanitari dell’inquinamento dell’aria nei bambini, vengono segnalati anche alcuni tumori infantili, quali ad esempio leucemie e retinoblastomi, che possono essere associati ad esposizioni della madre agli inquinanti cancerogeni dell’inquinamento atmosferico prima della nasciuta del bambino. Occorre inoltre sottolineare che le esposizioni in età infantile, oltre a determinare effetti misurabili nel bambino stesso, si proiettano anche negli anni successivi rendendo l’individuo più vulnerabile durante tutto il suo percorso di vita.

Di seguito la citazione di alcuni degli studi pù recenti sui rapporti tra insorgenza di tumori ed esposizione ad inquinanti ambientali.
Su 1880 casi di leucemia individuati dal 1985 al 2015 dallo Swiss Childhood Cancer Registry(3), bambini (0-15 anni) che vivevano in prossimità (50 metri)di stazioni di rifornimento di benzina (probabile esposizione a Benzene) presentavano un Rischio Relativo più del doppio, rispetto ai non esposti, di sviluppare la malattia.
Dal 1990 al 2015 n. 2960 casi di tumore dallo Swiss Childhood Cancer Registry(4): La esposizione a traffico veicolare, segnatamente a benzene e biossido di azoto (NO2) correla con il rischio di sviluppo di leucemia acuta (mieloide e linfatica) e di linfoma non-Hodgkin(2)

MALATTIE RESPIRATORIE DEL BAMBINO E INQUINAMENTO DELL’ARIA


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Nella letteratura medica si possono trovare n.2649 lavori scientifici che parlano di rapporti tra l’inquinamento atmosferico e le malattie respiratorie nei bambini. La prima risale al 1956 ed è di autori rumeni(1). Tra gli anni '50 e '70 vi è una enorme crescita economica e industriale, in particolare nel settore agricolo, in quello petrolchimico, nell'industria pesante e nell'elettronica.

E’ in quel periodo che la Romania sviluppa relazioni economiche anche con l’occidente, oltrechè con i paesi socialisti. Di seguito le citazioni di alcuni tra i lavori recenti più significativi pubblicati in varie parti del mondo, nei quali in sintesi si evidenzia che l’esposizione ad inquinanti ambientali aumenta il rischio di patologie respiratorie acute nella popolazione pediatrica, comprese quelle di origine allergica ed anche la bronchiolite, tipica del lattante nel primo anno di vita. Si è anche riscontrata una maggior severità di manifestazioni respiratorie in bambini affetti da COVID19 .
Un recente studio Cinese identifica una correlazione tra ricoveri per patologie respiratorie del tratto superiore e inferiore (in 25 citta’ della Cina nella popolazione 0-18 anni) ed esposizione, anche per brevi periodi,  a inquinanti dell’aria come ossido di carbonio (CO),anidride solforosa (SO2), biossido di azoto(NO2) e Ozono (O3).
Un rapporto dell’Università di Padova (Italia), ha analizzato l’associazione tra esposizione a biossido di azoto e particolato e accesso al Pronto Soccorso per bronchiolite in 2251 bambini di età inferiore a 1 anno dal 2007 al 2018. I risultati mostrano un rischio maggiore di ricovero dal 10 al 30% nei bambini esposti a più alte concentrazioni di inquinanti entro le 2 settimane precedenti il ricovero.


Altro studio recente di autori Polacchi esamina l’associazione tra manifestazioni cliniche del COVID 19 ed esposizione a particolato fine (PM 2,5) e Benzopirene in n.766 bambini di età inferiore a 17 anni, e mostra che i soggetti esposti a concentrazioni maggiori presentavano rischio più elevato di tosse, febbre, difficoltà respiratoria e livelli più elevati di infiammazione misurata con il numero dei globuli bianchi ed altri indicatori
In Malesia dal 2010 al 2019 si è esplorata la relazione tra esposizione a inquinanti ambientali derivati dalla estrazione di gas naturale e accesso al Pronto Soccorso pediatrico per problemi respiratori. Si è riscontrata una forte associazione nei bambini di età 0-4 anni tra esposizione a particolato fine (PM2,5) e anidride solforosa (SO2) e ricoveri ospedalieri. 
Citiamo infine che nel periodo 2013-2017 sono stati valutati episodi di malattia allergica acuta respiratoria in oltre 16.000 bambini nell’area di Shanghai (Cina), di cui oltre la metà allergica agli acari della polvere. E’ stata riscontrata una significativa esposizione ad Ozono (O3) nei bambini colpiti, prevalentemente in quelli allergici agli acari.

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