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Rimborso tassa iscrizione: la posizione della FNOMCeO

In merito alla questione circa l'applicabilità o meno ai medici del principio contenuto nella recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 7776 del 16/04/2015 - sezione lavoro), con la quale è stato riconosciuto il diritto al rimborso della tassa annuale di iscrizione all'Albo speciale nei confronti di un avvocato dipendente pubblico, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici ha espresso il seguente parere.

La Corte di Cassazione, a seguito di un contenzioso fra l'INPS e un suo dipendente che svolgeva l'attività di avvocato e aveva avanzato all'Amministrazione richiesta di rimborso della tassa di iscrizione nell'elenco speciale, annesso all'Albo di appartenenza e riguardante gli avvocati dipendenti di Enti Pubblici, ha stabilito il seguente principio di diritto: "Il pagamento della tassa annuale di iscrizione all'Elenco speciale annesso all'Albo degli Avvocati per l'esercizio della professione forense nell'interesse esclusivo dell'Ente datore di lavoro, rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività che, in via normale, devono gravare sull'Ente stesso. Quindi, se tale pagamento viene anticipato dall'avvocato-dipendente, deve essere rimborsato dall'Ente medesimo in base al principio generale applicabile anche nell'esecuzione del contratto di mandato, ai sensi dell'art. 1719 del Codice Civile, secondo cui il mandante è obbligato a tenere indenne il mandatario da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subito in conseguenza dell'incarico, fornendogli i mezzi patrimoniali necessari".

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Ricorsi per specializzazioni non remunerate

Quella dei medici che dagli anni 80 in poi hanno frequentato le scuole di specializzazione senza percepire la borsa di studio o percependone una di importo non adeguato, è una annosa questione che periodicamente torna alla ribalta, soprattutto grazie alle iniziative di alcune associazioni esperte in "class action" che contattano ripetutamente i medici invitandoli ad aderire a ricorsi legali collettivi.

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Master: quanto "valgono"?

Si assiste con una certa frequenza alla pubblicizzazione di "Master" promossi dalle più varie istituzioni e rivolti a medici e odontoiatri. Si tratta di percorsi formativi post-laurea, il cui valore legale, tuttavia, varia a seconda del soggetto promotore. Per evitare equivoci, l'Ordine ritiene opportuno ricordare quanto segue.

I Master promossi dalle Università italiane sono disciplinati dal Decreto del Ministero dell'Università n. 509 del 1999 e hanno le seguenti caratteristiche: si concludono con il rilascio di un titolo accademico (diploma firmato dal Rettore), esonerano dal conseguimento dei crediti ECM per tutta la durata del corso, sono registrabili sull'Albo professionale alla pari degli altri titoli accademici (laurea, abilitazione, specializzazione) e possono formare oggetto di pubblicità personale da parte del professionista che l'ha conseguito.

Viceversa, i corsi promossi da istituzioni pubbliche o private che non siano le Università, anche se nel linguaggio comune vengono spesso denominati "master", non hanno valore di titolo accademico e quindi non esonerano dal conseguimento dei crediti ECM, non sono registrabili sull'Albo professionale (proprio perché non sono titoli accademici) e, sebbene possano essere citati nel curriculum del professionista, non possono formare oggetto autonomo di pubblicità personale.

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Obbligo di preventivo

L'Ordine dei Medici di Firenze si trova piuttosto spesso a dover affrontare contenziosi fra medici e pazienti che nascono dal fatto che il medico non ha fornito al paziente un preventivo di spesa e, al termine del rapporto professionale, il paziente contesta l'entità dell'onorario. Questo succede in particolar modo nel settore della Medicina Legale, dove i medici svolgono funzioni peritali (magari su incarico dell'avvocato) spesso senza prefigurare né al cittadino né al suo avvocato il costo del suo lavoro.

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