E’ solo questione di Appropriatezza?

Nellambito di una riflessione generale sullappropriatezza prescrittiva, emergono alcuni interrogativi che riteniamo imprescindibili:

 

  • Mentre gli operatori rischiano di trovarsi schiacciati tra i vincoli della “medicina amministrativa” e la pressante richiesta di prestazioni sanitarie, quanto è determinante affrontare il tema della responsabiltà medica?
  • Quali sono i costi generati dall’intreccio di un sistema sanitario pubblico universalistico con una sanità privata in continua espansione?
  • Siamo davvero certi che appropriatezza e riduzione della spesa siano sinonimi, e soprattutto che sia possibile vincolare con procedure amministrative azioni che dovrebbero essere dettate dall’etica e dalla deontologia professionale?
  • Infine, per pretendere appropriatezza, è necessario innanzitutto investire in formazione; si sta facendo abbastanza in questo settore?

 

Il tema dellinappropriatezza viene estratto dal cilindro ogniqualvolta si rendano necessari dei tagli al settore della sanità, senza considerare che accusare i medici di essere “inappropriati" getta discredito sull’azione degli stessi operatori, che garantiscono uno dei sistemi sanitari pubblici più efficienti ed a minor costo  tra i paesi occidentali.

Indubbiamente il sistema sanitario è afflitto da un certo tasso di inappropriatezza prescrittiva (difficile capire se ciò rientri nei parametri fisiologici), comunque se la medicina ci ha insegnato qualcosa, è che non è possibile curare una malattia trattandone soltanto i sintomi.

Dovrebbe essere chiara a tutti, legislatore in primis, l’assoluta necessità di indagare quali siano le cause, al fine di impostare una serie di interventi diretti a risolverle, altrimenti si procederà con il mero trattamento dei sintomi alla stregua delle “cure palliative” per un malato terminale, ma vogliamo sperare che il SSN non sia diretto verso la fine dell'esistenza.

 

Sarebbe stato più corretto affrontare innanzitutto il tema della responsabilità professionale, dal momento in cui si richiede, con apparente leggerezza, di ridurre gli accertamenti, a fronte di una giurisprudenza sempre più orientata alla tutela del paziente danneggiato, con conseguenze ormai note, quali la reazione difensiva della classe medica.

Spesso si tende ad abusare del temine inappropriato" e si cerca di far passare il messaggio che per prescrivere “meglio” è necessario prescrivere “meno”; è d’altro canto vero che i medici si confrontano con pazienti sempre più attenti al proprio stato di salute e sempre più informati o, spesso, malinformati, grazie alla disponibilità di internet e dei mass media.

La medicina difensiva è quindi una figlia “non gradita” dei nostri tempi, ma il legislatore non si è per ora dimostrato in grado di affrontare i temi della responsabilità professionale, dell’esplosione dei contenziosi e dei costi assicurativi.

A dire il vero, piuttosto inefficaci sembrano essere anche le misure intraprese per combattere il dilagare degli episodi corruttivi nella pubblica amministrazione e, considerando il peso del sistema sanitario nella spesa pubblica, sarebbe sciocco non pensare che normative efficaci ed un sistema giudiziario efficiente potrebbero portare grandi risparmi nel settore sanitario, sicuramente senza penalizzare l’assistenza.

 

Non crediamo che sia affatto scontato il binomio appropriatezza-sistema a basso costo: indubbiamente la classe medica deve prescrivere gli accertamenti anche in base a principi di economicità e utilità e non per dare risposta ad una mera “curiosità” scientifica. Non possiamo comunque ignorare il fatto che, se i medici applicassero alla lettera ed in modo acritico le linee guida e le “raccomandazioni”, probabilmente i costi del sistema sanitario sarebbero molto più alti, sebbene le prescrizioni risultassero inappuntabili.

 

Sarebbe stato auspicabile aver affrontato il tema dei costi generati della coesistenza di un sistema sanitario privato con uno pubblico, visto che troppo spesso ci troviamo di fronte a pazienti che ondeggiano con disinvoltura tra consulenze specialistiche private e accertamenti da svolgere nel sistema sanitario pubblico.

Ed ancora più urgente è la necessità di risolvere la coesistenza, nel SSN, di “ 20 servizi sanitari regionali” con diversa efficacia ed efficienza, a loro volta costituiti da strutture che hanno dinamiche di funzionamento e sussistenza economica completamente divergenti, come le aziende universitarie, le aziende ospedaliere e il territorio. Ad esempio, investimenti per una reale integrazione tra ospedale e territorio potrebbero portare rapidamente ad una riduzione delle ripetizioni di esami e consulenze.

 

Crediamo inoltre che sarà doveroso iniziare a domandarci, prima di complicare ulteriormente la fruizione delle prestazioni, se sarà sostenibile ed equo un sistema che disincentiva con i ticket proprio coloro che maggiormente contribuiscono al suo finanziamento, spingendoli a rivolgersi al privato, settore tra l’altro privo di quei meccanismi di controllo della spesa attuati nel SSN.

 

Per richiedere appropriatezza, dunque, la condizione essenziale è che i medici dispongano delle competenze e dei mezzi per perseguirla, per questo è deprecabile un sistema formativo che abbandona per anni migliaia di medici nel limbo dellattesa della formazione post laurea; è pertanto necessario investire sui percorsi di specializzazione e formazione continua, in modo da creare una classe medica idonea e competente.

 

Infine, mentre è di stretta attualità la difficoltà di affrontare il tema degli alti costi dei farmaci di nuova generazione, sofosfubir su tutti, il legislatore sembra sicuro di riuscire a risparmiare definendo dei protocolli di concedibilità delle prestazioni, creando delle procedure che rischiano soltanto di complicarne la fruizione e burocratizzare loperato dei medici, tutto questo non per motivi di “inappropriatezza”, bensì solo per far fronte a necessità di bilancio.

Paradossalmente le Regioni più virtuose rischieranno di trovarsi costrette a compiere i maggiori sacrifici per cercare di mantenere la sostenibilità del Sistema Sanitario, proprio quelle Regioni in cui gli operatori si sono più impegnati per evitare sprechi di risorse con prescrizioni inappropriate.

 

Dr. Alessandro Bonci (OmceoFi)

Dr. Alessandro Bonci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dr. Andrea Cocci (OmceoFi)

Dr. Andrea Cocci

 Dr.ssa Enrica Armienti (OmceoPi) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dr. Giulia Marini (OmceoGr)

 

 

 

 

 

 

 

Dr.ssa Tessa Niccolai (OmceoFi)

Dr.ssa Tessa Niccolai